Santa alleanza del Sud l’ora del lodo D’Alema (di Lucia Del Vecchio)
Scritto da Antonio Romano    Venerdì 27 Novembre 2009 08:16    PDF Stampa E-mail
Santa alleanza del Sud l’ora del lodo D’Alema (di Lucia Del Vecchio)

Vendola EmilianoIl leader Massimo sempre più intenzionato ad andare avanti sulla strada tracciata in Puglia di allargare la coalizione anche all’Udc e a Io Sud. I sacrifici chiesti dal leader del Pd per vincere. Regionali, candidature purché in nome del popolo sovrano. Mentre il centrodestra intona la “ola” a Vendola per spaccare il centrosinistra.

“In nome del popolo sovrano” non è più una frase da tribunale. In Italia la usano i leader. Se sotto i piedi franano i consensi della politica in senso pragmatico – i partiti, le coalizioni, i poli, le alleanze, chiamateli come volete – allora non resta che abbarbicarsi al popolo. Se poi a franare sono pure le ideologie sotto i colpi della ragion di stato, o della ragion di “Mezzogiorno”, allora l’unica è ricordare che è la ‘ggente, come direbbero a Roma, che ti ha messo lì. Non importa cosa succede nel frattempo. Comunque, il popolo è la migliore arma da brandire per difendersi dagli assalti interni, più che esterni. Non ha faccia, il popolo, ma un’anima sì. E l’anima, si sa, è impalpabile, non si vede, o meglio ognuno la vede come sa, come può e come ritiene.

Non a caso lo slogan preferito dal premier Berlusconi quando è in difficoltà è “il popolo è con me”. E pure il governatore uscente della Puglia, nonché leader di Sinistra e Libertà (partito neonato, ma già a ranghi ridotti) Nichi Vendola, si ricandida in nome del popolo. Un popolo che coniuga sapientemente al femminile con “una pdl” che sta per “popolo della legalità”. Su questo sostantivo il presidente insiste. Ma questo escamotage comunicativo non lo mette certo al riparo dal rischio di una pratica di adozione già avviata da un centrodestra che, col suo Pdl (popolo della libertà), nel tentativo di cogliere al volo le difficoltà del centrosinistra e sabotarne l’intesa con i centristi di Casini, soffia sul fuoco definendo il governatore uscente “un ingombro per la sinistra” e intona la ola “Vendola sei tutti noi”. Perché è evidente che una spaccatura del centrosinistra non potrebbe che agevolare il percorso – pure quello non proprio in discesa – del  candidato presidente del centrodestra.

Ora, l’impressione è che il popolo c’entri come il cavolo a merenda. In realtà, la ‘ggente riacquista una faccia e la riaggancia all’anima, quando va nelle urne ed esprime un voto. Che non è detto la volta successiva sia identico. Il mandato popolare ha un inizio, ma anche una fine che, nella natura delle cose, dovrebbe coincidere con la sua scadenza, ma che deve fare anche i conti con un fattore H sempre in agguato, che può essere determinato da incoerenze programmatiche o guai giudiziari, oppure gravi incomprensioni interne.

Capitolo a parte è la ricandidatura. Certo, se uno crede di aver governato bene, può a ben vedere e con giusta ragione rivendicarla. Come ha fatto Nichi Vendola in un primo tempo. Poi, alla carta del “buongoverno” ha preferito – probabilmente sentendosi placcato dai terzini di un Pd pirandelliano – la carta del popolo. Quello delle primarie che cinque anni fa lo incoronò candidato alla Regione contro Francesco Boccia e quello della Fabbrica che, secondo lui, lo ha incoronato nuovamente oggi. Il massimo che Nichita concede è la riproposizione delle primarie. Qualcuno vuol correre contro di lui? Si faccia avanti e che vinca il migliore. Come allora.

 E qui c’è il lodo D’Alema. Non è come allora, quando le forze di centrosinistra rispondevano in beata solitudine alla regola che si erano date. Le primarie, appunto. Oggi si invita al tavolo delle alleanze l’Udc. E pure “Io Sud” di Adriana Poli Bortone, una che ha una storia di destra, anche se è uscita da An. E passi per l’Idv di Di Pietro, che, in ogni caso, dice no alle primarie, questi non sono partiti a cui puoi imporre le tue regole a pochi mesi dal voto. Il lodo D’Alema ha poi un altro assunto: senza la santa alleanza per il sud non si va da nessuna parte. E le regionali, se pure non sono un test elettorale per le politiche, sono pur sempre prove generali di tenuta.

L’autoricandidatura del governatore uscente ha certo creato un problema al progetto di allargamento della coalizione. E a quel disegno che non nasce oggi, ma viene da lontano, viaggiando su strade già sperimentate nella terra degli ulivi. Oppure, secondo un’altra scuola di pensiero, può aver prodotto un autogoal, facendo di conseguenza, paradossalmente e involontariamente, un favore a chi oggi può chiedergli a cuor leggero un sacrificio. D’altronde, le gambe di argilla del gigante centrosinistra pongono un interrogativo serio al rivoluzionario gentile. Come al Pd deve essere chiaro che la probabile candidatura alle regionali di Michele Emiliano, appena rieletto a sindaco del capoluogo pugliese, potrebbe far diventare Bari un campo minato.

Ma Casini è chiaro. Lo dice anche in una intervista all’Espresso di cui si hanno alcune anticipazioni: “In alcune regioni, come il Piemonte e la Puglia, noi abbiamo dato la disponibilità a puntare su formule nuove. Ma le scelte costano: non si vuole rinunciare ai governatori uscenti, non si vuole mollare su niente? E allora si rinuncia all'Udc. Noi non abbiamo nessuna intenzione di entrare in un unico schema nazionale che riproponga l'Unione e il governo Prodi". Ciò che il leader centrista chiede al Pd è un atto politico. E l’indicazione di un nuovo candidato di coalizione alla presidenza della Regione Puglia lo sarebbe. Sicuramente rafforzerebbe molto il progetto del grande centro moderato che Casini vuol portare avanti insieme a Rutelli. E anche questo è un altro aspetto su cui riflettere.

La posta in gioco, insomma, non sono le semplici regionali. Il Pd, più che un presidente, deve scegliere una linea politica. E finora sono state solo scaramucce di fronte all’incontro ravvicinato del terzo tipo previsto per sabato. Già l’aria è irrespirabile, tra la fronda interna degli assessori Amati e Minervini pronti alle barricate per Vendola e uno come Boccia, pur vicino a D’Alema , che definisce “imbarazzante” l’ipotesi Emiliano. L’appuntamento con E.T. è nell’assemblea regionale del partito. E sul disco volante c’è il lìder Massimo. Che una cosa chiara l’ha detta: sacrificio. Ma con l’onore delle armi.

 

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