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Thu17052012

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Studenti emozionati per il procuratore capo, Rizzo: oltre alla giustizia, anche lezione di vita

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GALATONE (Lecce) - Quando la passione diventa un mestiere, e nel momento in cui la vita s’impronta sul più nobile degli ideali, la giustizia, l’esistenza ha davvero un senso. Un senso che sgorga quasi, da una “vocazione” che ha tanto da raccontare ed insegnare alle nuove generazioni.

 

Questa l’aria che si è respirata al convegno presso l’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore, “E.Medi” di Galatone, dove il Procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale dei Minori di Lecce, la  dottoressa Maria Cristina Rizzo ha incontrato gli studenti. Tante “res cogitans” perciò, si sono attivate anche spinte dalla “curiositas”  verso gli argomenti. Quali?   Le tematiche che maggiormente affliggono il minore nell'età post-adolescenziale,  analizzandole anche sotto il profilo civile e penale.

E con una  domanda : “Quando ha capito di voler fare il magistrato?”, si è aperta una parentesi sulla vita del procuratore. “Una vocazione, la cui origine qualche anno fa – ha risposto la dottoressa – veniva da me celata mediante una falsa verità. Sono cresciuta in una famiglia che non era di certo quella del Mulino Bianco, mio padre ha lasciato mia madre dopo la mia nascita e quella di mio fratello. È stato un trauma per me,  tanto che alle scuola elementare alle mie compagne di classe dicevo di non avere un padre, fingendo che fosse morto. Vivevo con molta tensione e già all’età di 7 anni confidavo a mia madre il desiderio di fare da grande il giudice buono, ora a distanza di anni con tutte le persone che ho mandato in carcere qualcuno potrebbe pensare che io sia cattiva(sorride, ndc). È stato proprio il lavoro che mi ha fatto prendere coraggio e ricucire la mia vita. Vedendo i guai di tanti, ho sicuramente ridimensionato i miei”.

E dopo essersi raccontata con piena umiltà ai ragazzi, li ha esortati a riflettere sul valore della famiglia: “Ora mi batto perché non ci siano figli orfani di padri viventi!”. Insomma, nella giustizia anche una lezione di vita. “È importante che i ragazzi siano informati sui propri diritti – ha affermato -  sia nel momento in cui si trovano ad essere vittime sia quando sono autori di reati. È bene che sappiano come si comporta l’istituzione in concreto quando li supporta e tutela da vittime, ma anche le possibilità che hanno di uscire dal circuito penale, ove dovessero finirci, nella maniera meno dolorosa, ma allo stesso tempo più consapevole”. E da qui, ha riportato l’esempio dei benefici previsti dal sistema penale italiano, come “la messa alla prova”. In cosa consiste? L’estinzione del reato con un percorso di recupero e impegno che viene messo in atto dal ragazzo indagato.

“I ragazzi devono capire che si possono fidare delle istituzioni – ha aggiunto il procuratore capo -  ma devono conoscere il loro funzionamento perché entrano nella loro vita, sia quando si trovano immersi in problemi familiari (separazione dei genitori) o con il disagio relativo all’uso di sostanze stupefacenti, sia nel momento in cui commettono reati e devono affrontarne le conseguenze”.

Inoltre, la dottoressa Maria Cristina Rizzo  con statistiche penali dei vari reati ha cercato di aprire gli occhi dei ragazzi, mettendo in moto un loro spirito critico. 

Riportando alcuni dati: danneggiamento in lieve diminuzione nel 2011 con 31 fascicoli contro i 41 dell’anno precedente; estorsioni in aumento con 9 nel 2011 contro i 2 fascicoli del 2010; furto generico in aumento nel 2011, 65 contro i 55 del 2010; guida senza patente,  una netta diminuzione, 20 nel 2011contro i 74 dell’anno precedente; incendio nel 2011 sono stati 6 fascicoli invece, nel 2010 erano la metà; lesioni in aumento nel 2011 con 108 contro i 94 del 2010; omicidio colposo, consumato e tentato si mantiene stabile ad 1 fascicolo tra il 2010 e il 2011; rapina, 8 fascicoli nel 2011, mentre l’anno precedente 9; rissa, sono più che raddoppiati nel 2011 con 7 fascicoli, mentre nel 2010 erano 3; stupefacenti, in notevole aumento 122 del 2011 a fronte dei 72 dell’anno precedente; violenza sessuale con 14 casi nel 2011 a fronte dei 12 del 2010.

Uno studente del primo anno (tra i 25 ragazzi del biennio, che frequentano un corso di diritto guidato da una docente di materia e da un qualificato esperto), ha chiesto al procuratore cosa abbia provato quando ha affrontato il primo caso della sua lunga carriera e se oggi, a distanza di anni si sarebbe comportata allo stesso modo.

“Mi fate andare indietro nel tempo, esattamente al 1992 quando ero sostituto procuratore dei minori. Il mio esordio fu, con un caso di violenza sessuale, ovvero il pastorello di Ginosa seviziato e ucciso con una fantasia macabra e crudele. Allora mi vergognavo molto, soprattutto a fare le domande, ma è necessario addentrarsi nel problema. È stato sicuramente un caso brutto, ho dovuto superare l’imbarazzo per affrontarlo, ma anche oggi mi sarei comportata allo stesso modo”.  

E dopo aver catturato l’attenzione dell’aula magna dell’Enrico Medi, gremita di giovani, quasi 350 studenti, inclusi i professori, è stata la volta dei saluti. I ragazzi hanno voluto rendere omaggio al procuratore capo, Maria Cristina Rizzo con una targhetta e un fascio di fiori. “Iustitia omni auro carior”, la giustizia è più preziosa di tutto l’oro. Questa la frase in latino, scritta sulla targhetta che ha emozionato la dottoressa Rizzo: “La custodirò gelosamente!”. Il ringraziamento della vice preside, Caterina Aprile: “Maria Cristina mette anima e cuore per tutelare i ragazzi del nostro territorio e noi non possiamo che essere orgogliosi di averla avuta qui con noi!”. Eppoi, un pensiero anche dagli studenti, a nome di un rappresentante d’istituto, Danilo Calabrese:   “L'aver fruito di una professionalità come quella della dottoressa Rizzo, ci ha offerto la possibilità di allungare lo sguardo per vedere più concretamente come la legge opera. L'innegabile passione per il suo mestiere, che traspariva dalle carismatiche parole, ci hanno consentito di cogliere non solo l'impegno con cui si pone garante del diritto, ma anche un "lato umano" della giustizia che sebbene non si veda, produce risultati concreti. Sono queste testimonianze, che ci aiutano a trovare stimoli per vertere ad una società migliore, sulle solide fondamenta della legalità”. La legalità entra dunque, nella vita di ogni cittadino e bisogna muoversi sulla stessa lunghezza d’onda, e non viaggiare in direzione opposta.   

Paola De Pascali