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Il “Toma” in rivolta: “Vendola non cancelli il nostro istituto”

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GALATINA (Lecce) - Continua, sempre più accesa, la protesta di studenti e professori dell’istituto statale d’arte - liceo artistico “Gioacchino Toma” di Galatina a causa del nuovo piano regionale di riordino per il dimensionamento della rete scolastica. La riorganizzazione, voluta dalla Giunta Vendola comporterà per lo storico istituto galatinese, nato nel lontano 1897, l’annessione della sua sede centrale al liceo classico “Pietro Colonna” e l’accorpamento della sede associata di Nardò al locale istituto tecnico economico "Vanoni".

Già nei giorni scorsi, il dirigente dell’Isa, prof. Giuseppe Russo, aveva dichiarato come “la dimensione del liceo, con i suoi 512 alunni, avrebbe meritato una maggiore attenzione, considerato che altre istituzioni scolastiche, con un numero di alunni nettamente inferiore, hanno visto mantenere la propria autonomia. Non è stata fatta una razionalizzazione della rete scolastica in considerazione dei fabbisogni dell'utenza, dato il vasto bacino coperto dal liceo artistico, e logica avrebbe voluto – continua il dirigente - che all'istituto maggiormente dimensionato si aggregasse la sede di Parabita o quella di Poggiardo, in modo da costituire un polo artistico con gli altri licei del territorio salentino”.

Dopo la protesta dei vertici scolastici dell’Isa, anche gli studenti sono scesi in piazza per protestare contro il provvedimento, la legge n. 183 del 12 novembre 2011, emanato dalla Regione Puglia.

“Non vogliamo che il nostro istituto venga accorpato a nessuna scuola  - dichiarano i rappresentanti degli studenti – e il motivo è semplice, e cioè che, dopo 120 anni di storia, non si può perdere l’autonomia scolastica. Ad oggi, non abbiamo riscontrato alcun interesse verso la vicenda e per questo continuiamo la nostra azione di protesta forti dei nostri ideali”.

Gli alunni del “Toma” hanno deciso di prendere carta e penna e scrivere al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, per raccontare il loro stato d’animo e le loro aspettative.

“Siamo i ragazzi del sud Salento, ragazzi sconosciuti, senza volto e senza identità per lei sig. presidente, ma pur sempre con un orgoglio e un’aspirazione nell’anima – spiegano gli studenti nella loro lettera – oggi ci sentiamo abbandonati, ma ci chiediamo dove era quando ai vertici della Regione, con un colpo di spugna, è stato deciso di accorpare la nostra scuola, che fino a ieri si chiamava istituto d’arte liceo artistico “Gioacchino Toma”, al liceo classico “Pietro Colonna? Una scuola di più di 500 alunni sventrata in due tronconi e privata dello spessore artistico e culturale di più di cento anni di operatività – dicono ancora i ragazzi nel documento inviato al presidente Vendola – una scuola apprezzata dai più insigni critici d’arte, nonché da numerosi esponenti della cultura e della politica che fino a ieri l’hanno conosciuta attraverso le opere e gli artisti che le hanno partorite, ma che oggi soccombe di fronte ad un famigerato limite numerico di 600 alunni stabilito dalla legge regionale”.

Gli studenti del “Toma” avanzano così una loro proposta, volta a creare un istituto di alta specializzazione: “non  sarebbe  stato  più  logico programmare a livello provinciale, o ancora meglio salentino, visto che esistono ben quattro istituti d’arte, una scuola di alta espressione artistica tale da valorizzare lo studio dei beni culturali presenti sul territorio e in funzione di uno sviluppo del territorio? In questa maniera – aggiungono - si sarebbe potuto tentare di mantenere l’autonomia del nostro istituto e, con un minimo impegno, salvare un fiore all’occhiello della città di Galatina”.

E arriva l’accorato appello al presidente Vendola: “vorremmo continuare ad essere il liceo artistico “Toma” di Galatina - concludono gli studenti - dotato di una sua autonomia e caratterizzato da quella vivacità artistica che potrebbe costituire la leva della nostra formazione spendibile nel mondo del lavoro. Siamo le future leve del paese e, così come è stato per le generazioni che ci hanno preceduto, vorremmo essere degni rappresentanti nelle realtà artigianali e industriali sia in Italia che all’Estero”.

Daniele G. Masciullo